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Lunedì 14 Maggio 2012 13:57 |
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Cosa accade in Grecia? Da oggi dedichiamo grande spazio sul nostro sito agli accadimenti ellenici. La crisi, il collasso o la rapina? E soprattutto dal caos greco può nascere la speranza di un cambiamento che potrebbe investire l'Europa intera?
Volete sapere quel che sta succedendo in Grecia?
Ripassate la storia dell'Argentina di qualche anno fa. Dicembre 2001 per l'esattezza.
Certamente in Grecia non si è assistito al genocidio di un popolo come in Argentina, non ancora per lo meno, ma il saccheggio è in atto già da un bel pezzo. Perché di questo si tratta, non certamente di una semplice crisi economica.
Molti vi diranno: la Grecia non ha un'economia solida e non ha grandi risorse.
Allora siamo andati a vedere come stanno le cose direttamente nel cuore delle risorse economiche greche: quelle turistiche: le isole.
Le isole non sono Atene. Hanno un sistema fiscale privilegiato, attualmente l'IVA si paga al 16%, comunque il doppio dell'anno scorso, ma in ogni caso sono il pilastro fondamentale dell'economia greca: gli ateniesi che durante la stagione estiva trasferiscono le proprie attività nelle isole sono centinaia di migliaia: ristoranti, taverne, bar, locali notturni, case, hotel, etc.
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Ultimo aggiornamento Martedì 15 Maggio 2012 09:54 |
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Venerdì 11 Maggio 2012 14:06 |
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A cura di LOOP

Il torto del soldato è aver perso la guerra. Questo crede un vecchio nazista nell'ultimo romanzo di Erri De Luca, presentato mercoledì alla Casetta Rossa di Roma.
Provocazione o verità, il criminale di guerra ci obbliga a interrogarci su questioni come la colpa e l'innocenza.
“I conflitti dell'epoca moderna fondano la propria riuscita sulla messa a bilancio di vite civili, preferite a quelle dei combattenti”, spiega Erri De Luca. Sul prato del parco Cavallo Pazzo, a Garbatella, rievoca pezzi di novecento.
L'insurrezione del quartiere ebraico a Varsavia, i nazisti che costruiscono nuovi forni crematori a guerra quasi terminata, suo padre alpino in Albania: storie puntellate di altre storie e definite dalle coordinate di vittoria o sconfitta.
Anche per la generazione degli anni 60 e 70 è d'obbligo l'incasellamento. “Abbiamo vinto o perso?”, Erri ripete la domanda pronunciata e risolta chissà da quanto.
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Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Maggio 2012 14:09 |
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Martedì 17 Aprile 2012 13:21 |
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Martino Mazzonis
Occupy Wall Street fase due. Oppure no. In questi giorni in tutti gli Stati Uniti quasi 100mila persone hanno preso parte a training di azione non violenta accompagnati da brevi seminari sulla distribuzione della ricchezza, la finanza e il legame tra i soldi delle corporations e la politica. A organizzarli non era l’anima originaria di OWS, che non avrebbe avuto la forza di creare un evento così complesso. A volere questa mobilitazione è stata una rete di sindacati, associazioni, organizzazioni comunitarie di vario ordine e grado. L’anima progressista e più di sinistra della società americana che ha deciso che è ora di investire nella creazione di “un nuovo movimento per la giustizia sociale”, come ha scritto il leader del UAW, il sindacato dei lavoratori dell’auto, Bob King.
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Lunedì 16 Aprile 2012 14:01 |
Bifo
Il pensiero politico contemporaneo manca del senso del tragico, e si sforza di interpretare la realtà in base a categorie discorsive che non riescono ad agire sugli automatismi tecnici, linguistici, finanziari, e psichici che sempre più spesso conducono al suicidio: il suicidio collettivo della devastazione ambientale, e il suicidio individuale che inghiotte un numero crescente di vite umane. Occorre invece comprendere la tragedia e parlare il suo linguaggio, se si vuole entrare in sintonia con la mutazione profonda che sta attraversando la società. E se si vuole cercare, ammesso che esista, una via d’uscita dall’abisso cui il capitalismo ha destinato la storia dell’umanità.
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Venerdì 16 Marzo 2012 23:59 |
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Ultimo aggiornamento Giovedì 22 Marzo 2012 16:48 |
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Giovedì 15 Marzo 2012 14:57 |
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Francesco Caruso - Mumbay
Il duplice omicidio dei pescatori e il successivo arresto dei militari italiani ha aperto uno scontro diplomatico tra India e Italia senza precedenti. Lo scenario dello scontro è il Kerala, uno tra gli stati indiani con il maggior grado di benessere sociale e il minor tasso di sviluppo economico. L'apparente paradosso è disvelatore di per sè della strumentalità della retorica sviluppista con la quale si è cercato di trapiantare i paradigmi del capitalismo in questa parte del mondo: qui c'è una economia ancora legata in modo preponderante su pesca e agricoltura, un tasso molto alto di emigrazione, ma non ci sono le schiere impressionanti di diseredati che vivono, dormono e muoiono per strada, non ci sono i poveri da 28 rupie al giorno (circa 40 centesimi, la nuova soglia di povertà abbassata recentemente dal governo indiano tra le proteste di associazioni e movimenti sociali) così come l'insormontabile divario sociale che avverti per le strade di Delhi, Mumbay o della silicon valley indiana di Bangalore è fortemente attutito. In Kerala non ci sono stabilimenti industriali fordisti o postfordisti, non ci sono multinazionali estere nè aziende hi-tech, ma è lo stato con la più alta alfabetizzazione dell'India che tocca quasi il 100%, con un sistema sanitario a livelli europei, con la più bassa mortalità infantile e la più alta aspettativa di vita.
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Emiliano Bertocchi
Romanzo come struttura. E finzione. Come ricostruzione della realtà attraverso una forma narrativa propria della scrittura. La divisione in capitoli, la trama, l’intreccio. Forse una possibile analogia tra la complessità della vicenda della strage di Piazza Fontana, i suoi personaggi e le pagine di un libro mai scritto, dove l’incredibile serie di misteri, storie secondarie, improvvisi sviluppi sembrerebbe partorita dalla mente di qualche fantasioso autore di thriller a sfondo politico, con omicidi e servizi segreti in azione, spie e doppiogiochisti. Eppure tutti questi eventi sono parte integrante della nostra storia recente.
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Emiliano Bertocchi
Vecchie stanze fumose. E fantasmi e ricordi che si muovono negli spazi chiusi. E la malinconia per il tempo perduto e i volti scomparsi. Si diffonde oltre l’intreccio, l’essenza di questo film. Oltre le parole e il genere di appartenenza. E’ nelle facce stanche e invecchiate, nei corridoi percorsi, nelle solitudini di vite che si vanno dissolvendo.
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