| A Genova, a Genova! |
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| Lunedì 06 Giugno 2011 12:09 |
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Federica Tourn Sono passati dieci anni dal 2001, anno cruciale iniziato con la grande festa del primo Social Forum di Porto Alegre, dove il popolo di Seattle si ritrovava per costruire un’alternativa al neoliberismo economico e politico, e finito con il terrore per l’attentato alle Torri dell’11 settembre. In mezzo, il Genova Social Forum, con le speranze e la protesta degli altermondialisti, segnata in modo tragico dalla morte di Carlo Giuliani e dalle torture nella caserma di via Bolzaneto. Il rischio, oggi, è che resti solo la memoria della violenza che, certo non va dimenticata, ma non deve per questo occultare lo sforzo che allora in tanti e in tante fecero per mostrare una città nonviolenta, aperta al dialogo, convinta che della globalizzazione si potesse e si dovesse dare una lettura diversa da quella concordata nei palazzi di vetro di Davos. In particolare il movimento femminista – allora riunito sotto la sigla della Marcia mondiale delle donne – pensò che era importante farlo con un’ottica di genere, proseguendo il lavoro iniziato nel Forum delle Ong di Pechino del ’95: furono tre giorni di dibattiti, seminari e una manifestazione per le vie della città, dal titolo ‘Punto G, Genova-Genere-Globalizzazione, per una società equa, solidale, pacifica e democratica’. Furono proprio le donne – più di mille, in rappresentanza di oltre 140 gruppi nazionali e internazionali – ad inaugurare, nel giugno 2001, le iniziative politiche del Genova Social Forum, che si sarebbe tenuto un mese dopo nel capoluogo ligure in concomitanza con la riunione dei G8. In quell’occasione le donne ribadirono che non avrebbero più permesso che il loro corpo fosse sfruttato, mercificato o negato; il mondo non era in vendita e bisognava ragionare su una diversa economia che non si esaurisse nel profitto ma riconoscesse i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, nativi e migranti, e l’intreccio indissolubile tra la sfera produttiva e quella riproduttiva. E oggi? Sessismo e razzismo sono purtroppo ancora all’ordine del giorno, così come le conseguenze drammatiche dell’intreccio fra capitalismo e patriarcato; per questo le donne hanno deciso di tornare a Genova con un nuovo Punto G il prossimo 25 e 26 giugno (per il programma dettagliato, puntoggenova2011.wordpress.com). Saranno presenti alcune delle protagoniste di allora insieme a molte ragazze, stimolate da un confronto intergenerazionale e dalla possibilità di dire parole nuove al di fuori degli schemi della politica tradizionale. “A rileggerla oggi, la Carta di intenti sottoscritta nel 2001 si è dimostrata sorprendentemente profetica – afferma Monica Lanfranco, scrittrice e direttora del trimestrale femminista Marea, promotrice di Punto G 2011 – avevamo previsto la guerra al corpo delle donne e la barbarie culturale che si è poi manifestata. Oggi le paure di allora sono ancora più evidenti, siamo di nuovo qui a fare i conti con i danni prodotti dal neoliberismo sulle vite di tutti e in particolare delle donne. Ma ritornare a Genova quest’anno non è una rievocazione ma la promessa di riprendere il filo di un pensiero e di un impegno che in tante non abbiamo abbandonato e che vogliamo provare ad estendere il più possibile a tutte le donne e agli uomini che vorranno partecipare”. Ai movimenti era sempre stato chiaro che lo sviluppo economico non poteva essere disgiunto dallo sviluppo sociale e dalle protezione delle risorse naturali: Punto G provò ad analizzare la questione da prospettive inedite, come quello dei sentimenti, puntando lo sguardo sulla precarietà esistenziale delle nuove generazioni e dicendo espressamente che la globalizzazione influiva pesantemente non solo sull’economia o sull’ambiente ma anche sulle relazioni personali e in particolare sui rapporti tra uomini e donne. Un’intuizione fondamentale, che ritorna quest’anno unita alla riflessione su quanto i fondamentalismi religiosi impediscano il radicarsi di una vera laicità e su come funziona il lavoro, anche fra le mura domestiche. Verranno a Genova, fra le altre, Houzan Mahmoud, Maryam Namazie, Soad Baba Aissa, Gita Sahgal, Lorella Zanardo e Dacia Maraini. Due i laboratori previsti per il pomeriggio del sabato, uno su “Migranti e native: i luoghi e le pratiche con le nuove cittadine” e l’altro su “La terra siamo noi: pratiche e luoghi della cura glocal”. In serata è prevista una camminata festosa per le vie del centro e, la domenica, un incontro fra donne di diversa età ed esperienza per un confronto sul femminismo del XXI secolo, con Susanna Camusso, Giancarla Codrignani, Lia Masi, Lidia Menapace e Luisa Morgantini. Non soltanto un simbolico passaggio del testimone ma un vero e proprio scambio di “narrazioni incarnate”, un’occasione forse unica per donne di età diverse di incontrarsi, parlarsi e tracciare rotte comuni. “Viviamo una vera segregazione fra generazioni, le giovani da una parte, le più vecchie dall’altra, come se non avessero niente da dirsi – spiega Monica Lanfranco – un apartheid che vorremmo finalmente cominciare a spezzare”. In un momento di crisi generalizzata in cui le donne sono ricacciate ai margini, Punto G diventa quindi un luogo fondamentale di apprendimento e di trasmissione del pensiero, ben sintetizzato dalle parole dell’instancabile Lidia Menapace: “Ci siamo svegliate, ci riprendiamo per mano, penso che non andremo a casa tanto presto”.
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| Ultimo aggiornamento Venerdì 10 Giugno 2011 13:15 |




